Gli dèi che lo edificarono son morti. Gli dèi che l’edificarono erano pazzi.

#1 – Beelitz Heilstätten, giugno 2011 ©

#2 – Beelitz Heilstätten, giugno 2011 ©

#3 – Beelitz Heilstätten, giugno 2011 ©

#4 – Beelitz Heilstätten, giugno 2011 ©

#5 – Beelitz Heilstätten, giugno 2011 ©

#6 – Beelitz Heilstätten, giugno 2011 ©

#7 – Beelitz Heilstätten, giugno 2011 ©

[…] Emersi in una specie di breve piazza; anzi, di cortile. Lo circondava un solo edificio di forma irregolare e d’altezza variabile; a quell’edificio eterogeneo appartenevano le diverse cupole e colonne. Prima d’ogni particolare di quel monumento incredibile, mi stupì l’antichità della sua costruzione. Sentii ch’era anteriore agli uomini, anteriore alla terra. L’evidente antichità (benché in qualche modo terribile per gli occhi) mi parve adeguata al lavoro d’artefici immortali. Cautamente al principio, poi con indifferenza, infine con disperazione, errai per scale e pavimenti dell’inestricabile palazzo. (In seguito comprovai che l’estensione e l’altezza dei gradini erano incostanti, fatto che spiegava la singolare stanchezza che mi produssero.) […]. All’impressione di enorme antichità altre si aggiunsero: quella dell’interminabile, quella dell’atroce, quella d’una complessità insensata. Avevo percorso un labirinto, ma la nitida Città degl’Immortali m’impaurì e ripugnò. Un labirinto è un edificio costruito per confondere gli uomini; la sua architettura, ricca di simmetrie, è subordinata a tale fine. Nel palazzo che imperfettamente esplorai, l’architettura mancava di ogni fine. Abbondavano il corridoio senza sbocco, l’alta finestra irraggiungibile, la vistosa porta che s’apriva su una cella o su un pozzo, le incredibili scale rovesciate, coi gradini e la balaustra all’ingiù. Altre aereamente aderenti al fianco d’un muro monumentale, morivano senza giungere ad alcun luogo, dopo due o tre giri, nelle tenebre superiori delle cupole. Ignoro se tutti gli esempi che ho enumerati siano letterali; so che per molti anni infestarono i miei incubi; non posso sapere ormai se un certo particolare è una trascrizione della realtà o delle forme che turbarono le mie notti. Questa Città (pensai) è cosí orribile che il suo solo esistere e perdurare, sia pure al centro di un deserto segreto, contamina il passato e il futuro e in qualche modo coinvolge gli astri. Finché durerà, nessuno al mondo potrà essere prode o felice.[…]

12 pensieri su “Gli dèi che lo edificarono son morti. Gli dèi che l’edificarono erano pazzi.

    1. Son contento di essere stato in grado di comunicare delle emozioni con questi scatti. Intrufolarsi dentro Beelitz-Heilstätten è stata un’esperienza forte, dura direi. Queste foto le ho scattate in un giorno in cui pioggia e vento davano ancor più voce agli spettri della storia che abitano quegli edifici. Grazie per il tuo commento

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